L’efficacia di una organizzazione risiede nell’esecuzione dei processi, perché funzionino correttamente devono divenire “abitudini” fra i department e singole persone.

Come radicare nuove abitudini aziendali? Le imprese moderne sono costantemente chiamate a migliorare la propria efficienza, la rapidità operativa e la qualità dei processi interni. Mai come oggi, la corsa all’efficienza si fa sentire nelle organizzazioni, sempre alla ricerca disperata di una maggiore produttività e marginalità in vista dei tempi estremamente competitivi.

Tuttavia, trasformare strategie ben pianificate in risultati concreti e duraturi resta una delle sfide più complesse per le aziende di oggi. Lo scenario è profondamente cambiato e, in questo nuovo contesto, la capacità di creare e consolidare nuove abitudini efficaci nei dipendenti si rivela un fattore strategico decisivo.

Perché è così importante?

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Perché è ormai impellente l’esigenza di preparare le aziende ad affrontare l’ondata, ormai evidente, della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, che sta già mettendo in crisi le organizzazioni più lente e meno reattive. Oggi più che mai, è fondamentale riuscire a portare il cambiamento all’interno delle aziende, e questo, come sempre, parte dalle persone.

Come riuscirci, allora?

Grazie ai principi di Charles Duhigg e all’innovativa metodologia della gamification, potenziata dalle nuove tecnologie digitali, le aziende hanno finalmente la possibilità di superare i tradizionali ostacoli al cambiamento, assicurando precisione e rapidità operativa fino agli angoli più remoti dell’organizzazione.

Il punto è che già di per sé mantenere un’abitudine (semmai acquisita) è estremamente impegnativo: si tratta di intenzioni che, se non ben radicate, finiscono per sciogliersi come neve al sole difronte al ripetersi di un impegno.

Perché accade?

Semplice! È nella natura umana: se non vengono associati valori e stimoli adeguati, nel momento giusto, queste abitudini non riusciranno mai a consolidarsi davvero nel lungo termine, al contrario tenderanno a perdere la loro forza e incisività abbassando inevitabilmente il loro livello di esecuzione.

Come radicare nuove abitudini nei dipendent

Il potere delle abitudini nelle organizzazioni secondo Charles Duhigg

Charles Duhigg, nel suo celebre libro “La dittatura delle abitudini”, analizza in profondità come le abitudini influenzino non solo i comportamenti individuali ma anche il successo delle organizzazioni. Le abitudini organizzative rappresentano cioè un potente motore di produttività e coesione, capaci di guidare gruppi di persone verso risultati straordinari.

Per le aziende diventa quindi fondamentale comprendere come nascono, come si radicano e come orientarle positivamente per raggiungere i propri obiettivi strategici.

Duhigg identifica un modello chiave: ogni abitudine si compone di tre elementi essenziali, ovvero il segnale (Cue), la routine (Routine) e la ricompensa (Reward). Questa triade è alla base di ogni comportamento ripetitivo e, quindi, di ogni abitudine.

Duhigg approfondisce inoltre l’importanza delle “abitudini chiave”, comportamenti specifici che, quando modificati, generano effetti positivi a catena all’interno delle organizzazioni. Queste abitudini chiave permettono di migliorare rapidamente numerosi processi interni, incrementare l’efficienza e risolvere criticità ricorrenti.

“Per un’organizzazione in evoluzione, saper radicare nuove abitudini aziendali è fondamentale”

Saper radicare le abitudini aziendali costituisce infatti una componente essenziale del DNA aziendale, indispensabile per alimentare l’innovazione e modellare il futuro dell’impresa”.

bad employee habits

Come funziona il ciclo dell’abitudine: Cue, Routine, Reward

Per Charles Duhigg, il ciclo dell’abitudine è il fulcro della sua metodologia e costituisce il fondamento di qualsiasi comportamento abituale, personale e organizzativo. Saper radicare nuove abitudini aziendali diviene fondamentale e richiede un processo ben definito.  Tale ciclo è composto da tre elementi interdipendenti che, insieme, formano una struttura ripetitiva potente:

  • Cue (Segnale): è l’elemento scatenante che avvia l’azione abituale. Può essere un contesto, un’emozione, un’ora specifica del giorno, una situazione sociale o un evento particolare. Identificare chiaramente il segnale è essenziale perché rappresenta il momento esatto in cui la routine viene attivata.

“l’innovazione sta proprio nel saper radicare nuove abitudini aziendali”

  • Routine (Routine): rappresenta l’azione vera e propria, ovvero il comportamento o l’abitudine in sé. Questa è la parte visibile del ciclo dell’abitudine, la parte tangibile e osservabile. Può includere comportamenti semplici come controllare le email appena svegli o più complessi come procedure operative dettagliate all’interno di un reparto produttivo.
  • Reward (Ricompensa): è il beneficio percepito che segue immediatamente la routine. La ricompensa rafforza il comportamento e aumenta la probabilità che venga ripetuto. Può assumere forme diverse, da un beneficio fisico come una sensazione di soddisfazione, a un riconoscimento sociale o a un semplice segnale di approvazione.

Employee Habits circle Charles Duhigg

Oltre alla triade base, Duhigg introduce il concetto di craving (desiderio), che si forma quando l’abitudine diventa consolidata. Il craving è il motore che spinge continuamente l’individuo o l’organizzazione a ripetere il comportamento, anticipando la ricompensa ancora prima che il comportamento sia attuato.

A cosa serve tutto questo?

Nel contesto organizzativo, l’identificazione precisa di segnali, routine e ricompense consente alle aziende di intervenire efficacemente sulle abitudini, migliorando sensibilmente la qualità dei processi. Ad esempio, se in un ambiente produttivo si verifica frequentemente un errore operativo, è possibile risalire al segnale scatenante (ad esempio, il ritmo di lavoro troppo frenetico), modificare la routine (inserendo pause o procedure chiare e precise) e offrire una ricompensa immediata (riconoscimenti o incentivi) per consolidare rapidamente un nuovo comportamento positivo.

cooperation and good habits of employee

Duhigg evidenzia anche che le organizzazioni più efficaci sono quelle che sanno identificare e sfruttare le “abitudini chiave” (keystone habits), ovvero quelle abitudini che, una volta modificate, generano miglioramenti significativi in diversi altri settori dell’organizzazione. Ad esempio, instaurare l’abitudine chiave della sicurezza sul lavoro può generare benefici in termini di produttività, soddisfazione dei dipendenti e qualità dei prodotti, come dimostrato nel caso di Alcoa.

da dove nasce quindi l’esigenza di radicare nuove abitudini aziendali?

La forza del ciclo dell’abitudine risiede nella sua semplicità e ripetitività, che permette di mantenere alta l’efficienza anche nelle aree periferiche delle organizzazioni, generalmente più esposte al decadimento dei processi operativi. In definitiva, padroneggiare il ciclo dell’abitudine descritto da Duhigg consente di influenzare positivamente i comportamenti, raggiungendo e mantenendo nel tempo standard elevati di efficienza e coerenza operativa a tutti i livelli dell’organizzazione.

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Esempi di successo: organizzazioni che hanno usato il metodo per radicare nuove abitudini aziendali in modo virtuoso

Charles Duhigg presenta vari casi emblematici nel suo libro su radicare nuove abitudini aziendali:

  • Toyota: Ha implementato il sistema Andon Cord, che permette ai lavoratori di interrompere la linea produttiva in presenza di problemi.
    In cosa consisteva: un meccanismo visivo e acustico attivabile dagli operai per segnalare anomalie in tempo reale, richiedendo intervento immediato.
    Risultati ottenuti: l’introduzione del sistema ha portato a una riduzione del 50% degli errori di produzione e a un incremento dell’efficienza operativa del 20%, grazie a una cultura aziendale fondata sulla responsabilizzazione e il miglioramento continuo.
  • Starbucks: Ha introdotto routine comportamentali per aiutare i dipendenti a gestire stress e pressione durante i momenti di picco.In cosa consisteva: formazione specifica su tecniche di autocontrollo, preparazione mentale e checklist comportamentali da seguire durante le ore di maggiore affluenza.Risultati ottenuti: ha registrato un aumento del 15% nella soddisfazione dei clienti, una riduzione del 25% nel turnover del personale e un miglioramento dell’ambiente di lavoro percepito.
  • Alcoa: Ha posto la sicurezza lavorativa come abitudine chiave su cui basare l’intera cultura aziendale.
    In cosa consisteva: ogni dipendente era coinvolto attivamente nel segnalare rischi, con supporto diretto e sistematico da parte del management.
    Risultati ottenuti: l’approccio ha prodotto una riduzione del 90% degli infortuni sul lavoro, un aumento del 30% nella produttività e un miglioramento del clima aziendale, con forte impatto sulla motivazione interna.

Questi esempi dimostrano che ogni intervento volto a modificare comportamenti e abitudini aziendali non può fermarsi alla sola dichiarazione di intenti o alla ridefinizione culturale, ma deve necessariamente tradursi in pratiche operative strutturate, integrate nei processi quotidiani dell’organizzazione. Le nuove abitudini devono diventare routine reali, ripetibili e misurabili, capaci di produrre risultati tangibili e di attivare meccanismi di miglioramento continuo all’interno del sistema aziendale.

In questo senso, l’introduzione di sistemi di misurazione come OKR (Objectives and Key Results) e KPI (Key Performance Indicators) diventa fondamentale per valutare l’impatto reale delle iniziative…ma di questo ne parleremo poi più approfonditamente.

Questo approccio rappresenta oggi la base per il miglioramento continuo delle performance e consente alle aziende di calcolare un vero e proprio ROI della digitalizzazione, legando le nuove abitudini non solo al cambiamento culturale, ma al ritorno economico tangibile.

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Perché l’efficienza aziendale cala lontano dal centro decisionale

Conosci la Legge di Pareto?

Le organizzazioni contemporanee sono chiamate ad affrontare quotidianamente sfide di efficienza sempre più impegnative. Viviamo infatti in un mercato globale estremamente dinamico, nel quale rapidità e precisione nei processi aziendali determinano il successo competitivo.

Non basta più pianificare buoni processi a livello teorico: è fondamentale che questi siano attuati con la massima velocità e accuratezza possibile in ogni area dell’azienda, fino alle sue periferie più distanti e meno raggiungibili.

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In questo contesto, la capacità di coinvolgere rapidamente i dipendenti, motivarli e renderli efficacemente produttivi è cruciale. Tuttavia, le statistiche più recenti mettono in evidenza un forte divario tra le aspettative delle aziende e la realtà operativa. Sempre più spesso, infatti, le organizzazioni si scontrano con difficoltà nel mantenere livelli di engagement elevati, nell’assicurare l’aderenza alle procedure operative e nel garantire che ogni dipendente agisca con efficienza, motivazione e consapevolezza dei propri obiettivi.

Questi problemi emergono in modo ancor più evidente quando ci si allontana dal centro decisionale dell’organizzazione, verso quelle aree periferiche dove la comunicazione diretta, la supervisione continua e il feedback tempestivo diventano più complessi e frammentari. Le aziende si trovano quindi ad affrontare un paradosso: mentre da una parte la velocità e la precisione dei processi diventano sempre più importanti per competere sul mercato, dall’altra il decadimento operativo nella periferia organizzativa rappresenta un ostacolo crescente al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

In questo scenario emerge con chiarezza la Legge di Pareto: soltanto il 20% delle informazioni, del coinvolgimento e dei processi progettati riesce effettivamente a raggiungere le periferie dell’organizzazione, mentre l’80% rimane intrappolato nei livelli manageriali centrali, senza propagarsi al resto della struttura.

La vera soluzione, dunque, consiste nel radicare nuove abitudini aziendali, sfruttando le potenzialità offerte oggi dalla tecnologia. Parliamo di un sistema capace di generare stimoli continui, rinforzi, feedback e meccanismi di premialità così profondi e pervasivi da superare ogni barriera e raggiungere anche le aree più distanti dell’organizzazione, evitando che il valore si disperda.

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Il costo nascosto dei processi inefficienti: quanto impatta realmente sulla produttività?

Molte organizzazioni riscontrano una progressiva perdita di efficacia man mano che ci si allontana dal centro decisionale. ma rischiano di fare proprio come la metafora della “RANA BOLLITA”. Come abbiamo già visto, questo fenomeno di graduale perdita di efficienza c’è e può essere ben compreso attraverso la Legge di Pareto, secondo cui, se assumiamo che ciò che viene definito e stabilito al vertice valga idealmente 100, nelle aree periferiche dell’azienda questo valore si riduce a circa 20.

Qual è il vero costo, in termini di impatto e produttività, del continuare a seguire processi ormai consolidati, anziché adottare nuove abitudini aziendali ?

Ecco alcuni dati!

  • 8,8 trilioni di dollari sono il vero costo del basso coinvolgimento dei dipendenti(Forbes, 2024).
  • Secondo Gallup, solo il 21% dei dipendenti è realmente coinvolto al lavoro, il 60% è disimpegnato e il 19% addirittura attivamente disimpegnato (Gallup, 2023).

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  • Gartner invece sottolinea che la mancanza di motivazione e il senso di scopo riducono significativamente l’efficienza organizzativa (Gartner, 2023).
  • Forbes conferma questa crisi, indicando gravi perdite di produttività a causa di un basso engagement (Forbes, 2023).
  • Secondo Il Sole 24 Ore, invece, dipendenti motivati aumentano la produttività aziendale del 21% (Il Sole 24 Ore, 2023).

Ecco questo è il rischio a non radicare nuove abitudini aziendali nell’aggiornare i processi aziendali!

Una perdita di competitività piuttosto rilevante, NO?

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La sfida delle organizzazioni moderne nella creazione e mantenimento di nuove abitudini nei dipendenti

Oltre alla difficoltà intrinseca appena descritta di implementare processi a distanza e gestire efficacemente le dinamiche personali interne, le organizzazioni moderne affrontano ulteriori complessità derivanti dalla contrapposizione tra la logica dell’organigramma tradizionale e quella dell’analisi delle reti organizzative (ONA – Organizational Network Analysis). Tema particolarmente noto agli HR manager che ormai hanno metodiche parallele proprio per gestire anche questa modalità,

Facile? Non proprio!

La logica dell’organigramma, rigida e gerarchica, spesso non riflette fedelmente le dinamiche relazionali reali tra i dipendenti, che sono invece meglio rappresentate dalla logica ONA, più fluida e basata su reti informali. Questo scostamento crea un’ulteriore barriera all’efficienza operativa, rallentando i processi decisionali e complicando la comunicazione.

Come radicare nuove abitudini nei dipendenti con la Gamification

La nuova frontiera per affrontare efficacemente queste sfide è rappresentata dalla contestualizzazione e parametrizzazione dei processi operativi.

Ecco quindi come radicare nuove abitudini aziendali!

Grazie alle tecnologie digitali avanzate è oggi possibile analizzare, correggere e modificare i processi in tempo reale, assicurando una gestione altamente personalizzata e contestuale delle attività operative. Questo approccio consente di intervenire tempestivamente e con precisione, ottimizzando continuamente le performance aziendali e superando le rigidità imposte da strutture gerarchiche troppo statiche.

Questo obiettivo viene raggiunto proprio grazie all’impiego di tecnologie pensate per agevolare i dipendenti nella gestione del loro lavoro. Allo stesso tempo, se utilizzate con intelligenza, queste soluzioni possono rappresentare una solida base operativa su cui radicare nuove abitudini all’interno dell’organizzazione.

Le principali sfide includono quindi:

  • Distanza decisionale e comunicativa
  • Mancanza di feedback continuo
  • Bassa motivazione e scarso engagement
  • Conflitto tra struttura formale (organigramma) e reti informali (ONA)
lack efficiency habits cost, i costi della mancanza di buone abitudini nei dipendenti

Questi fattori rendono essenziale adottare strumenti innovativi che permettano una contestualizzazione precisa e una gestione dinamica dei processi, garantendo così la qualità e l’efficienza operativa in ogni area dell’organizzazione.

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I vantaggi della Gamification: scopri l’approccio ideale per creare e consolidare nuove abitudini organizzative in azienda

I principi espressi da Charles Duhigg trovano oggi la loro migliore implementazione nella metodologia della Gamification. La Gamification utilizza infatti meccaniche ludiche per stimolare e mantenere nel tempo abitudini positive attraverso segnali chiari, routine definite e ricompense coinvolgenti, accorciando ancor più le distanze con la fase induttiva del processo.

I principi di Duhigg e la Gamification: Come l’innovazione digitale aumenta l’efficienza di metodi consolidati.

Chiariamoci: non stiamo parlando di far giocare ai videogiochi i dipendenti — con i tempi che corrono e le tensioni quitidiane, ci metterebbero un attimo a mandare a quel paese chiunque proponga con inconsapevole leggerezza un approccio del genere.

Al contrario, si tratta di applicare i principi del gioco all’interno della Enterprise Gamification, ovvero la gamification si ma applicata in contesti gestionali come il workforce management e la gestione degli incentivi, un approccio decisamente più sobrio che però porta con se tutti i vantaggi di questo straordinario framework motivazionale!

Ma quindi tutto questo come incide nel radicare nuove abitudini aziendali?

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Questi meccanismi infatti, se ben progettati, risultano straordinariamente coinvolgenti e motivanti per chi lavora, e allo stesso tempo permettono all’azienda di costruire modelli di gestione e dinamiche di performance che sarebbero semplicemente irrealizzabili con gli strumenti tradizionali.

Oggi, grazie alle nuove tecnologie digitali, è possibile implementare la metodologia delle abitudini con la Gamification con un livello di accuratezza e automatismo di gran lunga superiore rispetto al passato. Piattaforme digitali avanzate, applicazioni mobile e sistemi basati sull’intelligenza artificiale consentono infatti di identificare rapidamente i segnali (Cue), monitorare con precisione l’esecuzione delle routine (Routine) e distribuire in modo tempestivo e personalizzato le ricompense (Reward), facilitando il consolidamento di abitudini organizzative forti e sostenibili nel tempo.

WFM WorkForceManagement overview di Gartner

Per spiare meglio facciamo quindi un raffinato di come era e di come può essere oggi implementata questa metodologia  rafforzata da questi nuovi strumenti.

  1. Segnali (Cue)
    • Metodo Duhigg tradizionale: Il segnale, pur importante, veniva spesso identificato intuitivamente o attraverso osservazioni generiche.
    • Gamification digitale: I segnali vengono identificati con precisione da sistemi digitali basati su intelligenza artificiale e analytics, capaci di rilevare comportamenti in tempo reale e in modo automatizzato, fornendo notifiche mirate e personalizzate.
  1. Routine (Routine)
    • Metodo Duhigg tradizionale: L’esecuzione della routine dipendeva dalla disciplina personale o dalla supervisione manuale, rendendo difficile la tracciabilità costante.
    • Gamification digitale: La routine viene monitorata e registrata automaticamente da applicazioni mobili e piattaforme digitali, garantendo continuità e affidabilità nel controllo dell’esecuzione delle attività.
  1. Ricompense (Reward)
    • Metodo Duhigg tradizionale: Le ricompense erano spesso generiche, non immediate e poco personalizzate, il che riduceva la loro efficacia motivazionale.
    • Gamification digitale: Le ricompense digitali sono tempestive, precise e altamente personalizzabili grazie alla profilazione degli utenti. Possono essere fornite istantaneamente attraverso punti, badge, classifiche o notifiche interattive, aumentando notevolmente il coinvolgimento.
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  1. Misurazione e feedback
    • Metodo Duhigg tradizionale: Misurazioni e feedback erano prevalentemente manuali e soggettivi, basati su impressioni o valutazioni periodiche limitate.
    • Gamification digitale: La misurazione delle performance è continua, automatizzata e basata su dati oggettivi e in tempo reale, permettendo feedback immediati e mirati che favoriscono un rapido adattamento e miglioramento.
  1. Personalizzazione e adattamento
    • Metodo Duhigg tradizionale: Limitata capacità di personalizzare interventi e supporti al singolo individuo, rendendo difficile mantenere alta l’attenzione nel lungo periodo.
    • Gamification digitale: Sistemi digitali avanzati consentono la personalizzazione estrema dell’esperienza utente, adattando dinamicamente obiettivi, routine e ricompense al profilo specifico di ogni partecipante, incrementando così l’efficacia e la sostenibilità nel tempo.
  1. Scalabilità
    • Metodo Duhigg tradizionale: Difficile replicabilità delle pratiche virtuose in ambienti estesi e multiculturali a causa delle barriere di tempo, risorse e spazi fisici.
    • Gamification digitale: Le piattaforme digitali rendono le metodologie scalabili rapidamente e globalmente, permettendo di implementare efficacemente abitudini organizzative virtuose su vasta scala
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Come implementare e radicare nuove abitudini nei dipendenti usando obiettivi (OKR) altamente induttivi e misurandone le metriche con i KPI

La metodologia di Charles Duhigg offre una solida struttura teorica su cui basare il cambiamento delle abitudini organizzative. Tuttavia, il passo cruciale per portare questa metodologia “a terra” in modo misurabile ed efficace nelle aziende moderne è rappresentato dalla focalizzazione dei KPI (Key Performance Indicator) e dalla loro gestione strutturata attraverso la logica degli OKR (Objectives and Key Results), implementati con strumenti di Enterprise Gamification.

Rispetto alla tradizionale formazione o ai metodi di comunicazione interna, la gamification aziendale permette di tradurre i principi di Duhigg (Cue-Routine-Reward) in un vero e proprio journey individuale digitale. In questo percorso, ogni dipendente segue obiettivi ben definiti (OKR), associati a KPI specifici, in grado di misurare in tempo reale l’efficacia con cui le nuove routine vengono acquisite e consolidate.

“È la gestione ciclica e ripetitiva il vero segreto per radicare nuove abitudini aziendali”

L’elemento distintivo, e di grande vantaggio operativo, risiede proprio nella possibilità di monitorare continuamente i KPI attraverso piattaforme digitali che utilizzano la gamification come strumento di coinvolgimento profondo. A differenza delle metodologie tradizionali, in cui la misurazione dei risultati è spesso frammentata o affidata a valutazioni soggettive, la logica OKR integrata in piattaforme di Enterprise Gamification garantisce una precisione assoluta nella raccolta dati, assicurando una piena veridicità degli obiettivi realmente raggiunti, facilmente comparabili allo status quo precedente.

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Questo approccio consente dunque non soltanto di introdurre e rafforzare nuove abitudini positive nei dipendenti, ma anche di verificarne continuamente l’impatto effettivo sull’organizzazione.

È importante sottolineare che, parlando di Enterprise Gamification, non ci riferiamo a semplici “giochi grafici” o interfacce ludiche leggere destinate a un pubblico consumer, bensì a piattaforme digitali strutturate in modo rigoroso per rispondere alle esigenze istituzionali e professionali tipiche delle grandi imprese.

La gamification aziendale sfrutta infatti meccanismi sofisticati di usabilità avanzata, ricompensa intelligente e feedback tempestivo, mantenendo al contempo un tono istituzionale e professionale. Questo permette di raggiungere un livello di adoption elevatissimo da parte dei dipendenti, favorendo una diffusione più rapida e uniforme dei processi aziendali definiti, che altrimenti rimarrebbero spesso poco applicati, specialmente nelle aree periferiche delle organizzazioni.

In sintesi, implementare le nuove abitudini organizzative attraverso KPI strutturati in logica OKR, utilizzando strumenti di Enterprise Gamification, consente alle aziende moderne di ottenere un nuovo standard operativo. Questo standard non solo garantisce la concreta introduzione e mantenimento delle abitudini desiderate, ma offre anche un’impareggiabile capacità di misurazione e monitoraggio continuo, rendendo i risultati oggettivi, immediati e soprattutto sostenibili nel tempo.

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Dal Data-driven analytics alla IA Data-driven: oltre i limiti della Business Intelligence per radicare nuove abitudini aziendali

Le piattaforme digitali di nuova generazione, di cui la Enterprise Gamification rappresenta un’importante espressione operativa, consentono oggi alle organizzazioni di compiere un salto qualitativo fondamentale nell’analisi e comprensione della propria produttività. Stiamo parlando di piattaforme per l’employee experience!

Queste nuove piattaforme, infatti, permettono di tracciare integralmente l’intera esperienza operativa dei dipendenti, catturando non solo i dati espliciti generati dal completamento delle attività previste, ma soprattutto una straordinaria mole di dati impliciti, derivati da tutte quelle interazioni non direttamente dichiarate dall’utente.

Tanta “roba eh?”

A tutto questo però si aggiunge un disorientamento sempre più evidente tra molti HR manager, che da un lato promuovono e celebrano sui social — LinkedIn in primis — l’innovazione nel mondo delle risorse umane, ma dall’altro continuano ad adottare procedure datate, obsolete e fuori contesto. Una contraddizione che spesso nasconde il desiderio di non scontentare nessuno, rimanendo sulla strada vecchia pur di evitare qualsiasi reale rischio che il cambiamento comporterebbe.

Ma come si orientano oggi giorno gli HR manager difronte a queste straordinarie innovazioni?

Un interessante podcast di Federico Fantaconte racconta bene qui il contesto che vivono gli HR manager  tra riqualificazione e gestione dei dipendenti 👇👇👇

In passato, i sistemi tradizionali di Business Intelligence (BI) si basavano prevalentemente sull’analisi di dati espliciti, come il numero di task completate, gli indicatori quantitativi standardizzati. Tuttavia, questo approccio ha sempre lasciato scoperta un’area molto vasta e significativa della reale operatività aziendale. Questo ha fatto si che nel tempo si perdessero gran parte delle informazioni essenziali sul come, sul perché operativo in cui le attività venivano effettivamente svolte.

Process Mining per digitalizzare le HR e radicare nuove abitudini nei dipendenti

Le piattaforme digitali avanzate, integrate nativamente con logiche di gamification e con strumenti innovativi quali il Process Mining e l’analisi approfondita dei comportamenti utente, consentono invece una raccolta dati molto più ampia e accurata. Ad esempio, oltre ai classici dati di risultato (output espliciti), questi sistemi acquisiscono costantemente dati impliciti, tra cui:

  • Tempi di risposta e reazione dei dipendenti durante specifiche attività.
  • Percorsi operativi realmente seguiti per risolvere problematiche, inclusi eventuali passaggi inefficaci o ridondanti.
  • Process mining dettagliato, che identifica in modo automatico colli di bottiglia, inefficienze e variazioni non previste rispetto al processo ideale.
  • Analisi continua del backlog operativo, cioè la quantità e qualità delle attività in coda, offrendo insight preziosi sulle capacità organizzative reali e potenziali criticità future.

“L’era dell’ Iperloop datadriven”: la nuova era della performance aziendale con il modello Agile

Le piattaforme digitali di nuova generazione, di cui la Enterprise Gamification rappresenta un’importante espressione operativa, consentono oggi alle organizzazioni di compiere un salto qualitativo. L’analisi e comprensione della forza lavoro e della produttività. Questi nuovi strumenti, infatti, permettono di tracciare integralmente l’intera esperienza operativa dei dipendenti.

Questo permette di raccogliere non solo i dati espliciti generati dal completamento delle attività previste, ma soprattutto una straordinaria mole di dati impliciti. Questo confermano l’esperienza utente e sono derivati da tutte quelle interazioni non direttamente dichiarate dall’utente.

In passato, i sistemi tradizionali di Business Intelligence (BI) si basavano prevalentemente sull’analisi di dati espliciti, come il numero di task, gli indicatori KPI, o la compilazione di questionari. Tuttavia, questo approccio ha sempre lasciato scoperta un’area molto vasta e significativa della reale operatività aziendale. Le informazioni essenziali sul come, sul perché e sul contesto operativo in cui le attività venivano effettivamente svolte.

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Le piattaforme digitali di nuova generazione, arricchite da Intelligenza Artificiale, logiche di gamification e strumenti avanzati di people analytics, consentono oggi una raccolta e un’elaborazione dei dati molto più sofisticata rispetto al passato. Non si limitano più ai tradizionali dati espliciti di output, ma acquisiscono in tempo reale anche dati impliciti e comportamentali, come:

  • Tempi di risposta e reazione durante le attività operative.

  • Percorsi effettivamente seguiti dai dipendenti per risolvere problemi, incluse le deviazioni inefficaci o ridondanti.

  • Process mining avanzato, che individua automaticamente colli di bottiglia, inefficienze e scostamenti dal processo ideale.

  • Analisi continua del backlog operativo, per una visione chiara della capacità organizzativa e delle potenziali criticità future.

La vera svolta avviene quando questi dati impliciti vengono integrati con quelli tradizionali e analizzati dall’Intelligenza Artificiale. Non si tratta quindi più di semplici trigger basati su eventi statici, ma di un’elaborazione dinamica e continua. Questo costruisce nel tempo pattern di risposta e feedback altamente personalizzati per ogni singolo individuo.

Così facendo, l’IA è in grado di fornire a ciascun collaboratore stimoli precisi, contestuali e su misura, raggiungendo un livello di accuratezza prima impensabile. Si supera definitivamente il vecchio approccio dei “trigger attivato vuoto per pieno”, entrando in una nuova dimensione di progress profiling. In questo modo ogni interazione contribuisce attivamente al percorso di crescita personalizzato del dipendente e all’attuazione reale di un processo ben definito trasformandolo in una abitudine virtuosa.

Il risultato?

Un cambio di paradigma nella creazione di nuove abitudini. Quindi ora non si parla più strategie generiche, ma un sistema che adatta in tempo reale i feedback alle specificità di ciascuna persona. Questo accelera notevolmente l’efficacia dei processi di miglioramento e garantendo una crescita continua e misurabile della performance, sia a livello individuale che organizzativo.

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